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IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO PUBBLICATO DA “LA VOCE” di SETTIMO TORINESE, DEL 14 MAGGIO 2025

IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO PUBBLICATO DA “LA VOCE” di SETTIMO TORINESE, FIRMATO da DESIREE CAPAZIO DEL 14 MAGGIO 2025

Utente TOIC8BA00C-psc

da Toic8ba00c-psc

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In merito all’articolo pubblicato su La Voce il 14 maggio 2025, dal titolo “DADA, la farsa della scuola del futuro ma senza armadietti”, si ritiene opportuno offrire alcune precisazioni a beneficio della corretta informazione e della piena comprensione del progetto DADA – Didattica per Ambienti di Apprendimento, attuato presso la scuola secondaria di primo grado Guerino Nicoli.

Il metodo DADA rappresenta un cambio di paradigma educativo, ispirato a modelli internazionali consolidati e centrato sulla riorganizzazione degli spazi e dei tempi dell’apprendimento. Non si tratta di una semplice rotazione tra aule, ma dell’introduzione di ambienti di apprendimento disciplinari specializzati, in cui ogni aula è pensata come laboratorio attivo, allestita con materiali e strumenti propri della disciplina ospitata.

Tale organizzazione mira a promuovere autonomia, responsabilità, partecipazione attiva e orientamento consapevole, trasformando lo studente in soggetto protagonista del proprio percorso formativo. Gli ambienti sono progettati per stimolare motivazione, benessere e curiosità, offrendo contesti dinamici e coerenti con le finalità educative della scuola contemporanea.

I docenti non sono più semplici fruitori di una aula, ma curatori di un ambiente: costruiscono materiali, allestiscono angoli tematici, offrono strumenti diversi per apprendere, fanno delle pareti un’estensione della lezione. Gli studenti, muovendosi tra queste aule, non sono “pendolari del sapere”, ma protagonisti di un viaggio cognitivo che ha nella varietà e nella contestualizzazione il suo valore più alto.

Ridurre l’intero impianto del progetto DADA all’assenza temporanea di un elemento logistico, non rende giustizia alla portata educativa e culturale di un modello che sta già mostrando effetti positivi su clima di classe, coinvolgimento degli studenti e qualità dell’apprendimento.

Per quanto riguarda gli armadietti – citati più volte nell’articolo come simbolo di un presunto tradimento delle promesse – desideriamo informare famiglie e opinione pubblica che in parte sono stati effettivamente acquistati, consegnati e già installati negli spazi scolastici dedicati. Inoltre, la scuola ha aderito alla raccolta fondi messa a disposizione dalla piattaforma di Crowdfunding del Ministero dell’Istruzione: un servizio accessibile attraverso Internet mediante il sito di Idearium- Istruzione. La piattaforma è finalizzata alla getione dei progetti di crowdfunding attraverso i quali le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I e II grado, statali, possono finanziare i propri progetti con i contributi di privati sostenitori. A oggi, però, sono pervenute risicate donazioni, tanto da non permetterne ancora l’acquisto della parte restante.

Gli armadietti sono tratta un tassello importante che rafforza e completa l’impianto della DADA, ma non lo sostituisce né lo definisce in sé.

Nel trasformare la scuola non bastano le buone intenzioni: servono visione, studio, progettazione, adattamento e confronto. Il nostro percorso non è fondato su evidenze pedagogiche, condiviso collegialmente e monitorato passo dopo passo. 

Ai genitori diciamo: vi ascoltiamo, vi coinvolgiamo, vi consideriamo alleati. Ma difenderemo con fermezza ogni scelta educativa che metta al centro gli studenti e li proietti verso una scuola che non trasmette solo nozioni, ma costruisce cittadini autonomi e critici.

Prima di infangare l’operato di un’intera comunità scolastica sarebbe corretto e coerente informarsi con attenzione.

L’innovazione scolastica richiede tempo, gradualità e collaborazione tra tutte le componenti della comunità educativa. È in questo spirito che si continuerà ad attuare il progetto DADA, con l’obiettivo di costruire una scuola viva, partecipata e orientata al futuro

 Non gridiamone il fallimento mentre si sta costruendo – soprattutto se non si è a conoscenza che ciò di cui ci si lamenta è già presente e attivo nella scuola.

Con orgoglio mostriamo una foto degli armadietti già posizionati.

 

I docenti della Scuola Secondaria di I grado- Nicoli